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il senso di Chiara per… il dolce

LA SCELTA DEL PASTO

il senso di Chiara per... il dolce

Per raccontare di Chiara, ho preso in prestito il titolo di un celebre romanzo danese. La scelta non è ovviamente casuale:
danese infatti è la parola che mi viene in mente quando penso al lavoro che Chiara e io stiamo facendo insieme per omhom, o meglio, al modo in cui lavoriamo… “hygge”! Parola che proprio Chiara mi ha insegnato, risulta intraducibile in italiano se non con una perifrasi. Per provare a spiegarla, diciamo che significa: “creare un’atmosfera accogliente, piacevole, intima mentre si assaporano i piaceri della vita circondati dall’affetto delle persone care. La luce calda di una candela è hygge. Ma anche gli amici e la famiglia sono hygge. Per non dimenticare il piacere di mangiare e bere qualcosa in compagnia chiacchierando di cose piccole e grandi per ore”.

Inoltre nel titolo di questo racconto, do un particolare rilievo al “dolce”, questo perché Chiara è una vera appassionata di torte, ne prepara di squisite, e i nostri innumerevoli incontri, hanno sempre la caratteristica di concludersi con una fetta di una sua torta. Ecco perché ho voluto usare la parola hygge per descrivere il nostro modo di lavorare, perché condividiamo l’idea che lavorare insieme deve essere prima di tutto un piacere per noi.
Facciamo adesso un passo indietro per capire come ci siamo incontrati, proprio perché già l’incontro sottende il senso del nostro lavoro. Anche se già ci conoscevamo di vista, la sera cui ascrivo il valore di primo incontro, eravamo al compleanno di un amico comune, in un locale al quale sono particolarmente affezionato, il Carpe Diem sulla strada per andare in Baia Blu.

il senso di Chiara per... il dolce

Ricordo esattamente il come: io stavo mangiando un’ottima selezione di formaggi e stavo parlando con un’amica di degustazione e analisi sensoriale; il discorso poi è virato su un tema nel quale solo da poco mi ero imbattuto, al congresso internazionale di pasticceria (World Pastry Star) cui avevo partecipato come auditore a Milano, il neuromarketing, ovvero il complesso di tecniche di marketing che sfruttano le scoperte delle neuroscienze per determinare le forme di comunicazione più efficaci per influire sui processi decisionali del consumatore. Stavo giusto raccontando di quanto fosse stato interessante assistere all’intervento del professor Russo sulle tecniche di neuromarketing applicate alla pasticceria che avevo sentito al congresso quando Chiara, quasi attirata dalla familiarità dei concetti di cui stavo parlando, si rivolse a me con un bellissimo sorriso chiedendomi come conoscessi il neuromarketing. Lei come mi spiegò, lavorava proprio in quel campo, occupandosi con la sua azienda, Skarlet Strategies, proprio di Brand management e strategie di comunicazione. Non serve citare il successivo scambio di battute intercorse per dire che fin da subito ci fu una buona sintonia e una bella dose di curiosità reciproca di conoscersi meglio. Ci vollero solamente un altro paio di incontri per decidere di lavorare assieme, un giorno della settimana successiva invitai Chiara a vedere omhom, le raccontai il mio progetto e la mia idea di ospitalità, la mia filosofia, insomma tutto… la volta successiva Chiara si presentò da me con una proposta di collaborazione che mi illustrò meravigliosamente e che accettai senza batter ciglio. Da allora i nostri incontri per decidere la strategia di comunicazione di omhom, che tra l’altro mi hanno portato anche a scrivere questo articolo, sono stati i più insoliti incontri di lavoro che io abbia mai fatto. Ricordo con piacere il primo “assesment”,vocabolo usato in gergo dai professionisti del marketing per indicare una riunione di valutazione, analisi e di scelte strategiche per costruire un piano di comunicazione, per noi, una camminata di quattordici chilometri nelle colline della Rocchetta, Monti di San Lorenzo e Monti Branzi, di fronte a Trebiano, un circuito durante il quale sono nate le basi di quello che oggi è la struttura di omhom, il sito internet, la scelta dei canali, degli agenti, il blog, tutto concordato, progettato, discusso appassionatamente tra la scoperta di un prato di ciclamini spontanei, qualche corbezzolo rubato alla macchia e le viste mozzafiato del mar Ligure tra le fronde degli alberi o dalla terrazza della falesia della Rocchetta. Altri incontri sono stati fatti al fuoco del camino di omhom, altre idee sono nate dalle uscite di gruppo domenicali, dalle vette Apuane o dalle giornate passate a fare il pane nel forno a legna di Iacopo a Tivegna o ancora in barca con Lorenzo di Velagiovane. Poco importa il luogo, o anche cosa stessimo facendo, la cosa più importante è che lo facevamo e lo facciamo con passione ed entusiasmo, la bellezza del lavoro svolto con piacere è che gratifica lo spirito, infonde sicurezza e voglia di continuare a creare, sperimentare, costruire. Di nuovo un incontro, la relazione vera e sicnera che ho con Chiara mi hanno permesso di andare avanti nel mio progetto, un altro piccolo tassello verso la realizzazione di un sogno.